TINKARA Kovac   
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Tinkara Kovac è la stella del pop-rock sloveno. Ha festeggiato i suoi dieci anni di attività musicale con la pubblicazione del disco "aQa". Diplomata al conservatorio in flauto traverso, ha trovato la sua personale via musicale riuscendo a coniugare una sincera passione per il rock classico con una realistica propensione al pop "commerciale", senza mai dimenticare la sua cultura e la lingua slovena che spesso affianca ad inglese, italiano e ......friulano. Nel suo carnet compaiono collaboratori di fama internazionale, da Ian Anderson dei Jethro Tull a Massimo Bubola, da Mike Peters degli Alarm a Tolo Marton. In Friuli si esibisce con una certa regolarità potendo contare su un buon numero di fans affezionati. 


LOUIS: Ciao Tinkara, cominciamo subito col dire che, anche se sei una giovane artista, hai già una decina d'anni di carriera alle spalle: come la riassumeresti in poche parole?
TINKARA: Beh, sull'album Live in Central Park di Sheryl Crow, Keith Richards degli Stones dice "It's good to be here - it's good to be ANYWHERE!"...ed anche se lui intende proprio nel senso di essere sopravvissuto cosi' a lungo, io posso dire lo stesso dal punto di vista musicale: vista la situazione dell'industria discografica, visto che la televisione crea e dimentica nuove "star" ogni giorno, essere in circolazione e continuare a fare la musica che sento e che voglio, ed a fare concerti, a crescere nella mia carriera, e' veramente "good"! Non so riassumerti tante cose in poche parole, solo le collaborazioni bellissime che mi sono successe o che sono riuscita a realizzare in questi ultimi anni, da Ian Anderson a Robert Plant, da Paul Millns a Massimo Bubola, da Mike Peters a Tolo Marton, sono cose di cui potrei parlare per ore. Diciamo allora che sono una bambina di famiglia hippy-rock diventata flautista classica e scopertasi cantante per ritornare al rock, avere un successo crescente, e riuscire a fare sempre di piu' musica mia, ora persino assieme a quelli che sono stati per me dei maestri.  

LOUIS : In Slovenia sei una vera star, ma hai avuto spesso l'occasione di confrontarti con un pubblico diverso, ad esempio quello italiano e più in particolare quello friulano: ci sono delle differenze secondo te? Il tuo spettacolo cambia in relazione al pubblico a cui lo proponi oppure tutto funziona dovunque allo stesso modo?
TINKARA:
Secondo me nessun concerto e' uguale, nemmeno nello stesso paese, o a distanza di pochi giorni o chilometri, nemmeno se mantengo la stessa scaletta (anche se in genere la modifico almeno un po', sempre). Perche' dipende dal pubblico, dal momento, dall'atmosfera, dai miei musicisti ed anche dalla nostra giornata o dalle cose che ci sono successe prima del concerto.
In Italia si dice sempre che il pubblico e' piu' caldo, ma anche questo non e' uguale dappertutto - ho fatto un piccolo concerto acustico a Napoli in cui sembrava che fossi la loro figlia preferita, ed invece ho fatto un grande concerto acustico a Verona dove meta' delle persone presenti apprezzava ma meta' era indifferente, e ci sono stati persino degli estremisti che volevano entrare a contestare o a fare casino perche' sono "dell'est", o chissa' cosa si immaginavano, una spia del KGB! Per me e' una bella sfida incontrare un pubblico che non mi conosce, che mi sta appena scoprendo - in Slovenia cantano i pezzi dall'inizio alla fine, ma conquistare chi non ti conosce, o fare capire che quello che hanno letto sui giornali o nel materiale stampa non sono solo parole e frasi fatte, e' una cosa molto stimolante.

LOUIS: Ultimamente ti presenti sul palco con una band composta da musicisti giovanissimi. Premettendo che i ragazzi sono veramente molto bravi, ti vorrei chiedere se questa scelta deriva dall'esigenza di avere un sound particolarmente frizzante e moderno oppure è semplicemente una casualità?
TINKARA: Forse entrambe le cose. Probabilmente se potessi scegliere senza nessun limite avrei una band mista, per alcune cose dei musicisti espertissimi e piu' vecchi di me, e per altre dei musicisti giovanissimi e molto energizzati. In realta' e' difficile suonare per tanto tempo con le stesse persone, loro sono comunque la mia band, non e' che io sono la cantante di un gruppo con un nome proprio, percio' e' normale che abbiano anche le loro band, o altre attivita', soprattutto perche' la Slovenia non e' un mercato tanto grande da garantire lavoro e guadagni per 365 giorni all'anno per chi suona con me. E quindi ogni tanto i loro progetti crescono, o ottengono pubblicita' anche perche' suonano con me, gli si aprono delle porte, e quindi e' normale che ci siano delle sostituzioni nel gruppo. C'e' anche il fatto che a volte, nei musicisti come in tutte le persone, con il tempo ci si abitua a tutto, anche alle cose piu' belle, che poi si prendono per scontate - e allora e' meglio cambiare, perche non si perda l'entusiasmo e il rispetto professionale.

LOUIS: Nei tuoi dischi trovano posto molte sfumature musicali, dal rock al pop alla musica tradizionale, e testi in varie lingue, da cosa nasce questa tua volubilità artistica? 
TINKARA:
Non so se la chiamerei volubilita'... Anzi, io mi vedo molto costante, molto fedele ai miei gusti e a una linea. Magari poi la vedo solo io quella linea, ma non credo! E'vero che la mia musica ingloba molte influenze, americane o inglesi del rock classico, italiane per la melodia e l'aspetto piu' pop, slovene in moltissime altre cose, dalla musica classica per il flauto e per una certa disciplina e precisione, etc etc. Pero' e' stato sempre cosi', direi quasi dal primo album, quindi questa che io chiamo "caleidoscopicita' " e' una costante. Non e' che vario tanto, e' che la mia musica e' fatta di molte variazioni, e' come un distillato.

LOUIS: In questo periodo immagino che tu sia impegnata in molti concerti. Contemporaneamente stai già preparando un nuovo disco?   Hai nuove canzoni pronte?
TINKARA: Ho sempre un paio di canzoni che mi girano per la testa, si. E' difficile non scrivere qualcosa, o annotarsi un'idea, quando qualcosa ti colpisce o ti ispira. Ma non sto attraversando quella che potrebbe essere una fase proprio di preparazione di un nuovo album, di scrittura. "aQa" e' uscito da relativamente poco tempo, in Slovenia, ora dopo le tante date del tour estivo stiamo ultimando il master della versione internazionale, ed in autunno oltre a dei concerti acustici in piccoli teatri la mia attivita' principale sara' di ritrovare e rinnovare i contatti in Europa, e cercare di fare uscire l'album in almeno un paio di paesi, nella sua versione internazionale, che ha un paio di brani in meno, e 4 canzoni in inglese anziche' in sloveno, mentre le altre sono uguali, sia in inglese che in sloveno - ci tengo che anche nell'album che esce all'estero si senta almeno in qualche brano questa strana lingua, parlata in fondo da solo 2 milioni di persone. Anche per il disco precedente, "O-range", la versione della EMI international che e' uscita anche in Italia conteneva dei brani in sloveno, e mi ha fatto piacere che anche alla EMI sono stati d'accordo. 

LOUIS : Come scrivi i tuoi brani? Da dove arriva l'ispirazione?
TINKARA: Come dicevo prima, da qualunque cosa mi colpisce, nel bene o nel male. Purtroppo come per la maggior parte degli autori rock nel mondo anche per me sono piu' le cose tristi o dolorose, della vita come del pianeta, che colpiscono tanto da creare un'ispirazione. Le canzoni allegre nel rock non sono tante, se ci pensi! Ricky Lee Jones diceva che le canzoni allegre non ci fanno sentire piu' allegri quando siamo tristi, anzi, ci fanno sentire un po' cretini, non capiti - mentre ci identifichiamo in quelle in cui un artista esprime dolore o tristezza. Comunque guardando lo stato del nostro pianeta, e di quello che l'umanita' fa come politica e come storia, non c'e' molto da stare allegri - ed e' bene se la musica fa pensare chi ascolta, se contribuisce magari poco a cambiare qualcosa, o anche solo a diminuire l'indifferenza. Per questo "aQa" e' il mio album piu' impegnato, finora - l'ispirazione principale e' stata quello che i poeti del romanticismo sloveno chiamavano "svetobolje", cioe' "mal di mondo", e che io in inglese ho tradotto in "worldache", inventandomi questa parola.

LOUIS: Quali sono i tuoi riferimenti musicali? (Certo è l'occasione per parlare del tuo particolare rapporto con i Jethro Tull, ma anche, in generale, di te come fan …….. )
TINKARA : I Jethro Tull significano l'esempio e l'ispirazione per "maltrattare" il flauto, e per uscire dagli schemi della musica classica o del suonare solo cose del passato, dei grandi autori classici. Ma significano anche un esempio di una band con un carriera lunghissima, e sempre fedele a se stessa, al loro suono. Per questo ammiravo tantissimo Ian Anderson, ed e' stato molto bello conoscendolo, lavorando assieme, scoprire che e' proprio cosi', non e' una maschera e non c'e' una persona diversa o deludente dietro. Le mie radici musicali stanno nel rock classico che ascoltavano i miei, che erano un po' hippy come dicevo prima - Hendrix, Janis Joplin, i Led Zeppelin, i Pink Floyd. Ecco, io sono una grande fan dei Pink Floyd, del loro suono perfetto anche oggi, con quello che fa David Gilmour, ma soprattutto dei testi intelligentissimi e dei concept-album di Roger Waters.
Ultimamente, degli artisti piu' contemporanei mi piace Imogen Heap, che ha una voce unica ed un suono molto personale, anche se e' molto elettronico e lontano dal mio suono, e poi mi piace David Gray, che e' un grande cantautore molto personale nei testi e nei suoni, oppure ogni tanto mi piace il suono molto americano e non troppo intellettuale di Sheryl Crow.
Come figura femminile, e come vocalist, mi piacciono Chrissie Hynde dei Pretenders e Joni Mitchell - sono da ammirare come cantanti ma anche come donne.

LOUIS : La voce è senza dubbio il tuo "strumento" principale, ma  in molti brani suoni il flauto traverso….  È una scelta piuttosto originale ….
TINKARA: Si, non ci sono piu' molti episodi di flauto nel rock o tantomeno nel pop - magari nell'acid jazz o nella fusion si. Negli anni 70 invece oltre ai Jethro Tull, ovviamente, c'era qualche band, dai Traffic ai Moody Blues, o i Delirium di Ivano Fossati in Italia. Ed anche negli anni 80 ci sono stati un paio di pezzi con il flauto, tipo "Down Under" dei Men At Work, dall'Australia, di cui anche per questo ho fatto una cover nel mio ultimo album. Oggi mi fa piacere quando in alcune recensioni uscite negli USA hanno scritto che se vai in un negozio di dischi da qualsiasi parte al mondo e chiedi che ti trovino qualcosa di una cantante ma anche autrice, ed anche flautista, rock ma anche pop, abbastanza giovane ma gia' di successo, e con dei singoli anche "radio-friendly", se non hanno qualche mio disco non troverai niente! E' un grande complimento, soprattutto oggi, quando essere riconoscibili e non per delle cretinate e' molto raro. Io ho iniziato a suonare il flauto da bambina, e mi sono anche diplomata a tempo quasi di record, al conservatorio Giuseppe Tartini di Trieste, in Italia. Pero' evidentemente sono una "professoressa di flauto andata a male", come hanno scritto in una mia biografia, ha ha!

LOUIS : Come se i riuscita a conciliare la tua formazione musicale classica con la sfrontatezza del rock?
TINKARA: Mah, per me le cose esistevano tutto il tempo - la musica che si ascoltava a casa, il rock, il pop che c'era in TV, e la musica classica che studiavo alla scuola di musica e poi al conservatorio. Anzi, io penso che il problema casomai sia che ci si fa troppi problemi, soprattutto nel mondo della musica classica, e si vedono dei muri di separazione dove non esistono! La musica deve essere viva, e una buona formazione tecnica e' sempre utile, se poi impari al conservatorio o per strada non ha molta importanza. Degli studi classici mi piace aver imparato la disciplina, nel provare, nel prepararmi, nel lavorare.

LOUIS: Nell'ambiente dello spettacolo c'è molta competizione, spesso invidia, e non è facile individuare di chi ci si può fidare e di chi no: tu come ti muovi in questa giungla?
TINKARA: Pian piano sviluppi un istinto - e comunque qualche esperienza negativa capita sempre, a qualsiasi livello, e se ne esci ti rende piu' forte, piu' saggio. E' ovvio che nessuno ti regala niente, e tutti ti girano intorno quando le cose ti vanno bene. Non e' diverso da qualsiasi altro campo di lavoro, forse lo spettacolo e' un territorio in cui molti possono parlare e parlare e fingere senza sapere nulla o senza contare niente - il talento non e' scritto nei certificati o nei diplomi e non si misura come dei risultati meccanici o di vendita o di numeri. Quello che secondo me e' importante e' non iniziare a credere alla propria immagine, o a quello che viene scritto di quello che fai e che sei, bisogna avere le idee chiare anche se si restasse senza recensioni o senza interviste, copertine o senza fans. Troppa gente vive in funzione di come appare, e se lo fa un musicista di certo non puo' fare della musica vera o interessante, perche' la fa per essere all'altezza di una cosa che non esiste, e che dovrebbe essere una conseguenza di quello che ha fatto di testa sua.

LOUIS : Internet sembra svolgere un ruolo importante per le band indipendenti, in che modo utilizzi questo strumento?
TINKARA: Hmmm, con cautela. E' un mezzo molto veloce, le informazioni, una mail o una foto o un comunicato, arrivano subito, e questo mi piace. Ma e' ancora di piu' un mondo senza facce e dove tutto puo' essere finto - tutti sono delle star, tutti sono giornalisti, tutti sono grandi personaggi e magari anche bellissimi, in rete.
La realta' e' un'altra cosa, e molta gente che sembra contare tantissimo su internet, dal vivo non la verrebbe a vedere nessuno. E poi internet e' anche in parte il motivo e la causa della pirateria che non ha nessun rispetto per la musica ed i musicisti - il furto del lavoro fatto da gente che ha speso ore di lavoro e denaro e talento e fatica non ha nessuna giustificazione - i CD possono anche costare troppo, ma tra troppo e gratis c'e' un oceano in mezzo! Io direi che internet deve ancora trovare tutte le sue regole per funzionare bene. Alcune le ha gia', ma non tutte quelle che servirebbero. E nella tanta possibilita' di informazione e promozione si rischia che tra tanti gruppi, nomi, canzoni e parole alla fine ci sembra tutto uguale, o non capiamo piu' cosa ci piace, cosa puo' valere qualcosa nella nostra vita reale. 

LOUIS : I gruppi friulani si lamentano spesso per le difficoltà che incontrano cercando di proporre la propria musica, com'è la situazione in Slovenia?
TINKARA: Eeeeh, tutto il modo e' paese, si dice in italiano, no? Questo te lo direbbero anche i gruppi sloveni, ma anche a Londra sentiresti la stessa cosa, figurati poi in Danimarca o in Estonia - e lo dico molto concretamente, ci sono stata ed ho conosciuto persone del mondo della musica. La differenza tra chi capisce qualcosa di musica e chi ha il potere nei media c'e' sempre stata, e con la "cultura" del fast-food di tutto, del cibo ma anche della musica, delle notizie, dei sentimenti, mi sembra che siano sempre meno nobili di animo o di talento le persone che dirigono il mondo dell'informazione. E quindi queste difficolta' si moltiplicano, probabilmente in Friuli o in Italia esattamente come in Slovenia. Io penso che una cosa che i musicisti dovrebbero imparare, dappertutto, e di aiutarsi di piu' a vicenda - collaborare ed organizzarsi invece di invidiarsi o guardarsi come concorrenti. Ma questa e' da sempre una debolezza del mondo della musica.

LOUIS : Mi dici un posto in Friuli in cui ti sei trovata particolarmente bene a suonare?
TINKARA: Non vorrei fare dei torti a nessun posto... Ho suonato anche in varie manifestazioni ed occasioni prestigiose e belle, ma per esempio ho un bellissimo ricordo di un concerto a Tribil, sui monti, in occasione di una festivita' celebrata con un falo' enorme. C'erano molte ma molte piu' persone del previsto, italiani e sloveni, da posti anche lontani, ed e' stato bello suonare in mezzo alla natura per un pubblico cosi' incredibile. E poi mi sono divertita quando mi hanno invitato a fare un paio di brani (in italiano, sloveno, friulano e tedesco, tutte le lingue del FVG) al Consiglio Regionale del FVG, a Trieste - non c'erano mai stati concerti la' dentro, e' stato un onore, e poi divertente vedere le persone che di solito si occupano di politica lasciarsi trasportare dalla musica. Ah, è divertente poi anche leggere le polemiche obbligatorie sui giornali nelle settimane dopo - sapendo che in realta' li', sul momento, era stato tutto OK, non c'era stato nessun problema e si erano divertiti a sinistra, centro, e destra!

LOUIS: Grazie per avere accettato di essere intervistata da Rocknotes.it. A presto
TINKARA: Grazie a te per le domande "ispirative" alle quali ho avuto piacere rispondere. In questi giorni, quando le riviste rosa vanno sempre piu' di moda anche dalle nostre parti, e' sempre bello scoprire che invece ci sono ancora riviste valide o spazi internet che mettono la musica al primo posto. Complimenti a rocknotes.it. Vi auguro una lunga vita!!!