sommario recensioni



BAKAN
A electric
CD



www.bakan.it

Da Ospedaletto di Gemona (UD) arriva una fra le più stimate e, al tempo stesso, sottovalutate rock band friulane: i Bakan. La loro storia comincia nel lontano 1994 e, già l'anno successivo, si fanno notare vincendo il Premi Friul. Lavorano però molto lentamente e si fanno aspettare alla prima prova discografica per ben sette anni! Il primo cd, "Aradio", riscuote critiche molto favorevoli e presenta una formazione solida ed affiatata che riesce a produrre "rock friulano" in maniera sicuramente più credibile di molti altri colleghi "gonfiati" da organi di stampa poco obbiettivi. La lingua è il friulano, certo, ma il linguaggio è moderno, non retorico, e poi la musica, assolutamente libera da schemi preconfezionati, risulta elettrica e tradizionale allo stesso tempo. Accorciando di poco i precedenti tempi di lavorazione ("solo" 5 anni!!), ecco arrivare "A eletric", il nuovo album, registrato e mixato da Stefano Amerio presso lo studio Artesuono di Cavalicco (UD) e distribuito con licenza Creative Commons.
Il disco è molto curato e vario. Aperture melodiche in "Straordenari", sostenuta new wave in "Cil cjere", folk rock in  "Come", verve cantautorale in "Intor", divertimenti jazzati in "Viodistu", ritmiche in stile Subsonica in "Ore di gnot", citazioni colte (con l'adattamento di una poesia di Tina Modotti) in "Plenipotenziari", energia contagiosa in "V.p.l.", ritmo indiavolato in "Sul Fil", fino alla struggente e stupenda "Lant", vera perla nascosta dell'album. 
Sempre energiche (e talvolta "punkettare") le ritmiche di  Mauro Di Giusto al basso e Alessandro Cum alla batteria, spesso distorte e tiratissime le chitarre di Ivano Brollo, affascinanti e frizzanti gli interventi di fisarmonica di Renzo Brollo, evocativa e calda la bella voce di Riccardo Marchetti, raffinati gli arrangiamenti, ispirati e poetici i testi.
C'è solo da augurarsi che il prossimo lavoro esca entro un paio d'anni!
(Louis, 06/11/07)



TYSTNADEN
Sham Of Perfection
CD



www.tystnaden.com

I Tystnaden stanno già lavorando al seguito di questo riuscitissimo "Sham of Perfection" e si stanno sicuramente ponendo il problema di come bissare il successo di pubblico e critica raggiunti fin qui. 
Di questo lavoro hanno parlato bene tutti, in Italia ed all'estero. A costo di risultare banali non si può far altro che confermare il giudizio nettamente positivo espresso più o meno unanimemente. Il disco è realizzato in maniera molto professionale, a partire dalla copertina comprensiva di ricco libretto illustrato, ed esce per i tedeschi della Limb Music. Fra i brani, il cui livello medio è molto buono, emerge decisamente il singolo "First Embrace", più curato, più orecchiabile e in definitiva più "commerciale" di tutti. Vera perla dell'album è la classicheggiante "Tystnaden" dove la voce di Laura dimostra capacità melodiche ancora più marcate, oltre ad evidenti potenzialità "pop". I brani (quasi tutti della durata di quattro minuti e mezzo) sono in generale concepiti come piccole sinfonie all'interno delle quali avvengono mutamenti continui di ritmo, velocità ed atmosfera. Metal... gotico... nordico . .... etichette che valgono fino ad un certo punto, più che altro per giustificare un certo gusto kitsch  ....doppia cassa .... chitarre sintetiche ... growl .... tastiere da B-movie .... tipico del genere... che certo non è rock'n'roll !! Battute a parte, i Tystaden suonano benissimo e, giustamente, volano alto. Possiamo ben definirli una fra le migliori band friulane in assoluto e .....li attendiamo al varco .....
(Louis, 23/08/07)



TOLO MARTON
live 31/05/07
Bus del Colvera - Frisanco (PN)



www.tolomarton.com

Giovedì 31 maggio, a Frisanco, in una serata umida e calda, mi appresto a seguire un concerto di notevole interesse: il trio di Tolo Marton al Bus del Colvera. Le prime note si diffondono quasi ad esplorare il locale e già appare evidente quanto sia sopraffina la tecnica che caratterizza il chitarrista trevigiano, che nel 1998 vinse il Jimi Hendrix Electric Guitar Festival di Seattle ricevendo una stratocaster prototipo firmata da Al Hendrix, padre di Jimi. Il concerto prosegue e Tolo dipinge sempre più chiaramente le sue canzoni sul manico della chitarra, gioca con gli armonici, col selettore, con una sorta di fingerpicking, usa la velocità in modo simpatico ed intelligente, alterna momenti potenti e intensi a silenzi e pause, certo non meno intense. La band (Alex Marinoni al basso e Andrea De Marchi alla batteria) lo segue in ogni suo percorso. Magnifiche le cover di Rory Gallagher e, naturalmente, di Hendrix. Poi l’energica Moon Tears, dove anche Alex, il bassista, si avvicina al microfono, e poi Spleepless, Laundromat… Qualcuno, fra il pubblico, definisce l’atmosfera che si va via via creando come “un’estasi ambientale”,  una fusione tra gli anfratti della Val Colvera e l’artista. Tolo si fonde con il pubblico e porta l’anima dei presenti su dimensioni quasi ultraterrene, da brivido. Segue un cambio chitarra e durante l’accordatura si sentono già i vagiti dell’altra stratocaster bianca, che non mancherà di far venire la pelle d’oca agli ascoltatori. Ottima anche la voce di Tolo che completa l’eccellente esibizione applaudita festosamente. Alla fine, con tanto di dedica, posso godermi una vera perla: Alpine Valley. La sua timidezza nel parlare al pubblico, durante tutto il concerto, contrasta piacevolmente con l'espansivo "dialogo" creato dalla sua chitarra...dialogo, non monologo, perchè la musica di Tolo è carica di sentimento e per questo rende partecipe chiunque sia disposto a lasciarsi andare, chiudendo gli occhi ed aprendo il proprio cuore.
(Eliana "ElySrv" Cargnelutti, 09/06/07)



ZAIBUGLISH
Pinguino Atomico
CD



www.zaibuglish.tk

Strano il nome della band, strano il titolo del cd, strani i testi dei brani, meno strano il succo musicale spremuto dal questo trio gemonese che si dedica con passione ad una sorta di revival di quel polpettone di stili che tra la fine degli anni sessanta e l'inizio dei settanta si usava chiamare jazz-rock, intendendo poi una accozzaglia di suoni provenienti dal blues, dal jazz appunto, dal folk ecc..  In quel periodo l'idea di sperimentazione si confondeva spesso con la pratica di "buttare là" qualunque cosa in nome dell'arte. Erano altri tempi e da quelle "sperimentazioni" sono uscite nuove idee che poi si sono focalizzate in progetti più concreti. Il problema, naturalmente, è che siamo nel 2007, ma ascoltando Pinguino Atomico ci sembra di fare un viaggio nel passato, indietro di una trentina d'anni. Cose già sentite insomma. Bravi senz'altro. Sinceri probabilmente. Ingenui forse. Gli (i ?) ZAIBUGLISH si concentrano però in brani troppo lunghi, in assoli che si perdono in mille vicoli ciechi, negli stereotipi di certo rock blues, nel tentativo, non sempre riuscito, di dare un senso a brani strumentali poco interessanti con frasi assurde cantate in maniera piatta e ripetitiva. Spunti ce ne sono ma forse sarebbe il caso di lavorare pesantemente di forbici e concentrarsi un po' sulla composizione che qui appare praticamente assente.... diversamente saremo costretti a considerare gli ZAIBUGLISH una sorta di tributo a dimenticate band californiane di fine anni sessanta ......una cover band insomma, che però non dichiara i titoli delle cover che esegue! 
(Louis, 02/06/07)



THE SEXTRESS
In apologize
CD



www.thesextress.com

In attività da un ventennio, "The Sextress" sono un pianeta a parte nel panorama musicale friulano. Fedeli cultori del garage rock, sacerdoti del mito dei Fuzztones (con i quali sono riusciti a stabilire un proficuo rapporto di collaborazione), i cinque "stressati" codroipesi, nel cd IN APOLOGIZE, mettono passione ed energia nel tentativo di trasferire su disco la loro riconosciuta carica live.  Bastano questi sette brani per far capire che The Sextress non sono una band di primo pelo e che hanno bene in testa le coordinate della loro rotta musicale. Garage rock certo, ma anche rhythm & blues, surf e psichedelia abilmente filtrati attraverso uno stile piuttosto marcato e personale. Apre il disco una elettrizzante STRANGE KIND OF GIRL, che non è difficile immaginare come un brano da ballo scatenato sotto il palco. Bella e di facile presa THE DREAM, di nuovo gran tiro con APOLOGIZE e poi via via ANYTHING ELSE, LIFE AND LOVE, ENERGY e la delirante THE GREAT GAME. Particolare la voce di Andrea Frappa, spesso su tonalità piuttosto basse e sempre "immersa" nella trama musicale; efficace la sezione ritmica tenuta in piedi da Gabriele DeClara al basso e Francesco Tonial alla batteria; perennemente distorte e acide le chitarre di Max Prautise, uno che non si perde dietro ad inutili assoli ma bada al tiro dei pezzi; fondamentale e insostituibile il suono dell'organo Hammond manovrato con grande perizia da Jeremy Seravalle. Registrato da Giulio Gallo e masterizzato da Artesuono, il CD si presenta, con una grafica sobria ed elegante, come un ottimo biglietto da visita per una band ormai consolidata che vive la propria dimensione ideale nei concerti dal vivo. 
(Louis, 15/05/07)



THE MOON
Lost Nowhere
demo




mail

Secondo demo per la band di Spino, ex-chitarrista dei Vertigine, dedita ad un brit-rock ricco di echi beat e punk. I riferimenti della band rimangono gli Oasis  e i Green Day ma, rispetto al primo demo, qui c'è più psichedelia e i richiami a band degli anni '60, come Kinks e Who, sembrano più marcati. La voce ripete incessantemente i testi come fossero dei mantra creando un effetto ipnotico quasi sempre interessante. Le chitarre sono prevalentemente ritmiche, prive di fronzoli, con poche concessioni a parti soliste. La batteria nevrotica di Ernacjule smonta e rimonta i brani in maniera talvolta spiazzante mentre il basso robusto ed essenziale di Den ha il compito di tenere legato il tutto. "Again" è un piccolo classico molto apprezzato nelle esibizioni live, "Answers" sembra uscito da una compilation garage di fine anni '60, "Summer" è sicuramente il brano pù moderno del disco con il suo intro ad effetto e una melodia malinconica, marchio di fabbrica delle composizioni di Paolo "Spino" Cobelli.
Registrato nello studio Artesuono, il demo è ben confezionato anche graficamente grazie alla sempre originale mano di Anna Givani che, in passato, ha firmato le copertine dei compaesani Vertigine.  
The Moon sono attualmente in "pausa di riflessione" mentre Spino prende lezioni di rock in quel di Londra ma ci auguriamo di vederli al più presto sui palchi della nostra regione.  
(Louis, 09/12/06)



SCHIELE
live 23/09/06
Circolo NO FUN - Udine



http://www.schiele.altervista.org

A Udine non è sempre facile ascoltare musica "alternativa" e il circolo No Fun (insieme al Pabitele) si propone di  riempire questo "vuoto". La nuova gestione è partita da pochissimo e le premesse per riuscire in questa specie di "miracolo" non mancano proprio. Il concerto dei Vicentini SCHIELE è un appuntamento atteso da molti. La serata si apre con le AMAVO (simpatiche e "sbilenche" quanto basta), un duo femminile che, con una proposta musicale che loro stesse definiscono "snervante, altalenante, inciampante e imprecisata", creano non poche perplessità fra il pubblico.  Quando sul palco si presentano gli SCHIELE si capisce che le cose stanno per prendere una piega molto diversa. La formazione è la più classica di tutte: basso, chitarra e batteria. Dopo un po' di assestamento partono con suoni rarefatti per poi esplodere in devastanti momenti a metà strada fra il metal e il noise. Il batterista è impressionante. La sua ritmica possente si sposa perfettamente con ottime doti da cantante. La chitarra disegna linee oblique su una base di basso solida e determinante. Molti momenti strumentali che rasentano il progressive, senza però discostarsi mai troppo dalle sonorità grunge che sembrano essere loro più congeniali. Alcuni pezzi veramente molto belli, suonati con precisione estrema, altri più difficili da assorbire al primo ascolto in cui si intuisce comunque un grande lavoro di gruppo in fase di realizzazione ed arrangiamento. La band è di quelle da mettere su un grande palco ma rende benissimo persino in questo piccolo locale ed i commenti sono tutti molto positivi. Ottimo anche il disco "This Heart does not Hurt" che si può scaricare in mp3 dal sito del gruppo.
(Louis, 22/10/06)



ROCCO BURTONE
Canzone del disordine
(romanzo)


www.roccoburtone.it

Nel romanzo di Rocco Burtone "Canzone del disordine" ci sono moltissime cose: Udine, il Friuli, gli anni '70, l'impegno politico, i centri sociali, la musica, l'amore , i discorsi seri e le cazzate, la follia ..... c'è questo e molto di più . Rocco si conferma un provocatore dotato di una spiccata vena poetica e le sue descrizioni sono, a volte, crude, ma più spesso sognanti. I dialoghi ed i personaggi molto veri anche quando sono completamente inventati. Tutto è pervaso da una sottile ironia malinconica. 
Non è un libro autobiografico, nel senso che il "Rocco" che compare fra queste pagine non è il protagonista della storia e corrisponde solo in parte, nella descrizione, al suo autore. Ma nemmeno il protagonista vero e proprio, Iano, è l'alter ego di Rocco. In realtà c'è un po' di Rocco in tutti i personaggi, in tutte le situazioni, e per questo forse, ripensandoci, questo potrebbe essere anche un romanzo autobiografico. La lettura è scorrevole ed appassionante. L' amarcord di quella provincia italiana, di quel essere "contro" senza esserlo forse mai fino in fondo, la difficile ricerca della propria identità, delle proprie radici, dell'amore, si intrecciano in una vicenda che si tinge di giallo e di mistero, dove personaggi stranissimi ma allo stesso tempo "comuni" si muovono faticosamente e un po' casualmente, alcuni cercando di restare a galla, altri lasciandosi affondare. 
Il libro è corredato da un cd audio contente le canzoni che Burtone era solito eseguire in quegli anni, nel corso di concerti più o meno improvvisati, proprio nei luoghi descritti nel romanzo. Si tratta di materiale originale, registrato con mezzi di fortuna....... forse poco hi-fi ....ma molto interessante.
(Louis, 06/09/06)



RANCIDOS
C'ero ma dormivo
 


Rancidos plays the Clash



I RANCIDOS sono un'entità a metà strada fra la leggenda e lo sberleffo, fra il punk rock più sincero e la autoironia più imbarazzante. Kermit (ex-Mercenary God. Cleverness ecc..), dopo la sbornia new-wave degli anni '80, si è inventato questa band un po' per divertimento e un po' per dare sfogo a certe idee musicali che non avrebbero potuto trovare posto nella sua più matura produzione post-punk. Le irriverenti creazioni sonore dei Rancidos non hanno risentito del passare degli anni, non girano più su audiocassette ma su cd, mantenendo però lo stesso spirito incazzato e divertito. Grafica in perfetto stile fanzine, piena di avvertimenti e frasi ad effetto, false recensioni, foto eleborate al computer e disegni dello stesso Kermit. I pezzi, quasi tutti piccole perle, molto curati nell'esecuzione, negli arrangiamenti e nelle registrazioni, si dividono fra brani originali, (pieni di irriverenza e schitarrate), e cover, (vere e proprie parodie o sinceri tributi ai miti del punk).
"C'ero ma dormivo", uscito ormai più di un anno fa, è un vero e proprio album. La copertina recita: "questo è l'ultimo disco dei Rancidos, con esso abbiamo detto tutto. Il R'n'R muore con noi".
"Let's do the can-can" parte subito sfottendo l'acquirente del cd e poi via con l' autoronia di "Vero punk", il brevissimo ed esilarante "Contrario", lo scontro generazionale in "Luisa", l'incredibile cover di "Anima mia", l'inno "Vaffanculo", il recupero di "Sesso Maniaco" ecc... fino al tributo  punk ai Vibrators di "Into the future".
"Rancidos plays the Clash" è il "disco natalizio" del 2005 che pochi fortunati hanno trovato sotto l'albero. In pratica un remake, oppure un plagio a seconda dei punti di vista, del singolo dei Clash "White riot / 1977". Esecuzioni praticamente identiche agli originali, parte di un progetto più ampio che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi e che comprenderà cover dei classici del punk. Non poteva mancare un inedito firmato Rancidos: "E' Natale". Il testo dice quello che un po' tutti pensiamo ma non abbiamo il coraggio di esprimere: il Natale è una gran rompitura di palle! In coda alla canzone c'è il divertente diverbio fra i componenti della band che si insultano senza mezzi termini.
(Louis, 09/08/06)



ALBA CADUCA
demo



www.albacaduca.it

Vincitori dell'ultima edizione di Spilimbergo Musica, (ma spesso ben piazzati anche in altri concorsi), gli Alba Caduca sono una presenza ormai consolidata nell'ambiente musicale regionale. Ben inseriti in uno stile piuttosto marcato, che loro stessi definiscono "elettrorock", i cinque componenti della band si spartiscono ruoli precisi con l'unico scopo di ottenere l'impatto sonoro rischiesto da ogni singolo brano. Massimo Cisilino e Francesco Breda, rispettivamente basso e batteria, si occupano del tessuto ritmico, con chiari richiami agli anni '80. Massimo Dubini è voce (vibrante e leggermente barocca) e presenza scenica (tesa ed aggressiva). Autentica eminenza grigia del progetto Alba Caduca è lo "scenziato pazzo" Lorenzo Bianchi Quota, già bassista di rilievo in numerose formazioni rock e blues, qui seminascosto dietro un muro di macchinari elettronici. L'anima rock è senza dubbio Elena "Ena" Feragotto che, con le sue schitarrate dal sapore new wave, porta in alto il sound  di una  band che altrimenti rischierebbe di risultare un po' fredda. "Alieno io", "Il punto di non ritorno", "Narcolesi", "Faccia a faccia" e "Kohmori attack!" sono i 5 brani del demo registrato qualche mese fa in sala prove. Non è perfetto ma rende bene l'idea. In qualche modo si capisce che gli Alba Caduca sono già andati oltre queste esecuzioni casalinghe e sono pronti per realizzare un prodotto musicale di ottimo livello. Probabilmente non ci sarà da aspettare molto! 
(Louis, 14/06/06)



THE EROTICS
To Be Played at Maximum Volume!
demo


Ok la voce stonacchiata, ok la pronuncia inglese tipo Alberto Sordi, ok le citazioni raccapriccianti ("mare profumo di mare"!!), ok la copertina tamarrissima, ok il polpettone Kinks/Cugini di Campagna/New Wave '80.... però.......... 
Il demo di The Erotics è uscito nel 2004 ma è ancora un piacevole ascolto. Merito forse della produzione e degli arrangiamenti, ma sicuramente anche delle folli visioni musicali di Raniero Spinelli, una sorta di cantautore travestito da rock'n'roll band. Ma la rockband c'è sul serio e vanta nomi di primissimo piano dell'undergound friulano come Gaetano Dimita e Simone Sant (che si sono occupati insieme ad Alberto Armellini delle ottime registrazioni) oltre a Gigi Patruno e Marco Lirussi. Musica difficilmente classificabile in bilico fra pop e cantautorato, abbastanza in linea con le produzioni di un certo ambiente musicale udinese che ha prodotto in questi anni molte cose interessanti, da Andrea Sambucco ai Prorastar fino ai Lefty Lucy e FR Luzzi. Aspettando una nuova prova discografica di Capitan Love & Ragazzo Entropia (formazione ufficiale di The Erotics !?!?), alziamo il volume e schiacciamo ancora una volta il tasto play!
(Louis, 03/06/06)



IVANO FOSSATI
live 05/05/06
Deposito Giordani - PORDENONE


www.ivanofossati.it

Tanto per cominciare, all'ingresso c'è la fila e questo è gia abbastanza indicativo di quanto, quello di Fossati, sia un nome di richiamo nonostante la sua latitanza dallo show business. Il pubblico è molto vario ma decisamente "adulto" e non potrebbe essere diversamente, viste le scelte musicali, ma anche i contenuti, che hanno caratterizzato la produzione dell'artista in questione. In un Deposito Giordani bello pieno, lo show parte subito in quarta con Ventilazione, un brano vecchio che sembra nuovo. Fossati si presenta imbracciando una chitarra semiacustica che non abbandonerà per quasi tutta la sera. Ed è un concerto pieno di chitarre, ma anche di strane incursioni elettroniche, tipo rave party, di parole calibrate e profonde, di lunghe parti strumentali, di canzoni semplici e di citazioni dotte, di momenti intensi e leggeri. Fossati conquista il pubblico con la sua originalissima voce e con i suoi modi eleganti. Presenta alcuni brani dall'ultimo cd "L'arcangelo" e trova il modo di ricordare Mia Martini, senza cadere nella retorica, cantando "l'amore vola ed io mi sento giù", cita Luigi Tenco proponendo una bella cover, riesce anche a fare battute di sapore "politico" senza farlo notare più di tanto. Il gruppo è di altissimo livello e la qualità del suono quasi sorprendente. Prevedibile l'esclusione dalla scaletta di "La mia banda suona il rock" che, pur restando il maggior successo commerciale di Fossati, rappresenta effettivamente un'anomalia nella sua produzione discografica. Avrebbe potuto sorprenderci con una versione alternativa ma scegli invece la strada più radicale scartando pure "Una notte in Italia"! Preferisce "La musica che gira intorno", "La pianta del tè", "La bottega di filosofia", "Cara democrazia" ecc...  Il pubblico apprezza, richiede ed ottiene corposi bis e se ne va più che soddisfatto. Caso a parte della discografia italiana, artefice di successi immensi per la Bertè e Mia Martini, Ivano Fossati rimane un artista originale e, soprattutto, un vero "signore". 
(Louis, 10/05/06)



THE RATATANS
demo


www.ratatans.com

Quattro triestini malati di hard rock anni '70, ma non solo. The Ratatans sono discendenti diretti di quel rock metropolitano che nei primissi '80 si mescolava al punk rock, più per questioni anagrafiche che musicali, e che in Italia era rappresentato da band come Kaos Rock, Windopen e Skiantos. Il gusto per i testi demenziali (che però dicono cose per niente sciocche), il suono "pesante" dell'organo Hammond, gli assoli psichedelici, i richiami ai mitici Deep Purple, la voce "sporca" e la stessa immagine di copertina, sono tutti ingredienti ben dosati nel "minestrone" rock dei Ratatans. Il demo ha un suono molto live e non potrebbe essere diversamente. Enrico, Erik, Liviano e Stefano danno la chiara sensazione di esprimersi al meglio su un palco, di fronte ad un pubblico da strapazzare a suon di rock'n'roll. In attesa di un lavoro più completo ci si può consolare con i brani in mp3 scaricabili gratuitamente dal loro sito. 
(Louis, 03/05/06)



LA CRUS
live 07/04/06
Deposito Giordani - PORDENONE


www.lacrus.com

Le luci si abbassano e i La Crus salgono sul palco. La formazione vede Mauro "gio" Giovanardi alla voce, Luca Saporiti al basso, Cesare Malfatti alle chitarre classiche/acustiche e alle macchine, Paolo Milanesi alla tromba e alle macchine e la new entry Laziero Rescigno alla batteria.
La partenza già ti strappa via il cuore... pescando dal "vecchio" repertorio, i La Crus sono caldi, struggenti, emozionanti fin dalla prima nota. Il loro sound è notoriamente farcito da parecchia elettronica ma non trascura per nulla la sezione ritmica che anzi, con basso e batteria, costruisce una base solida su cui far fluire i pezzi. Ed ecco di fila tre brani presi dal nuovo album "Infinite possibilità" dove, allo spettacolo musicale, viene affiancata la proiezione di immagini alle spalle del gruppo. Il suono è pura magia, la tromba del maestro Paolino riesce sempre a far venire i brividi e le chitarre di Malfatti creano un pregevole ricamo di note con arpeggi che sembrerebbero poter andare avanti per sempre. Dopo un tuffo "Dietro la curva del cuore", si ritorna ai nuovi pezzi, che alcuni tra il pubblico conoscono già a menadito. Particolarmente apprezzata é un'energica "Libera la mente". Ma i La Crus ci regalano anche una manciata di belle cover, quelle fatte alla loro maniera, cioè prese e rivisitate per benino: Afterhours, Giorgio Gaber, Paolo Conte, Morricone e una bellissima e tormentata versione di "Insieme mai" di Nada. Il finale, come l'inizio, è lasciato hai pezzi storici della band: "Dentro me" e "Nera signora" concludono degnamente un concerto intenso ed emozionante. Canzoni d'amore di incredibile bellezza, un suono avvolgnete ed inconfondibile...
Solo un certo rammarico per  la pochissima gente venuta ad ascoltarli, ad occhio un centinaio di persone. Peccato, perchè i La Crus, che meriterebbero ben altri numeri, non si sono risparmiati neanche un po' e quei pochi che c'erano si sono goduti ben 21 canzoni e due ore di spettacolo. ...e gli applausi non si sono fatti aspettare... 
(Elena "Ena" Feragotto, 25/04/06)



BUZZCOCKS
+
THE MESS+MISS XOX

live 31/03/06
Deposito Giordani - PORDENONE


In teoria, una serata dedicata al "com'eravamo", ai "bei tempi andati" del punk rock e alla nostalgia per quella manciata di anni, alla fine dei '70, in cui andò in scena l'ultima grande rivoluzione del rock. In realtà, niente (o poco) di tutto questo!  Deposito Giordani non affollatissimo quando Xox sale sul palco e attacca il suo repertorio di allucinazioni elettriche. Nessun accenno al Great Complotto, nessuna concessione al passato, solo canzoni nuove in un'altalena di atmosfere tese e spesso devastanti. La band ha un ottimo tiro e si mette al servizio delle intuizioni poetiche del proprio leader, timido e scostante nelle presentazioni, carico di energia nell'esecuzione dei brani. Di fronte ad un pubblico che nel frattempo si è fatto più numeroso, si esibiscono The Mess, in formazione "quasi" originale (alla batteria un'altra vecchia gloria naoniana: Plastic). Dopo uno stop durato circa un ventennio, sono tornati alla ribalta con uno show spaccato nettamente in due, da una parte i pezzi storici del periodo punk/new wave (in cui il debito verso i Devo era più evidente), dall'altra i nuovi brani, decisamente meno classificabili in un genere definito.
Quando tocca ai Buzzcocks l'ambiente si è scaldato ed è possibile notare fra il pubblico molte vecchie conoscenze pordenonesi, giovanissimi punkers con tanto di cresta multicolore e parecchia gente "normale". Facile sarebbe partire con uno dei classici pop-punk del '78 o giù di lì, quelli che fanno saltare il pubblico da subito, facile essere la cover band di se stessi.  E invece no! Shelley, Diggle e compagni scelgono di mettersi subito in gioco sparando le prime tracce del nuovissimo "Flat-pack philosophy" ed è subito chiaro che l'energia e l'entusiasmo ci sono ancora tutti, in barba ai quasi trent'anni trascorsi dal loro esordio, alla calvizie, al doppio mento, ecc ..ecc... Certo, il fatto che questi signori siano stati capaci di uscire con un disco veramente ottimo,  va tutto a loro favore quando si tratta di coinvolgere soprattutto i vecchi fans che sono lì per sentire Fast cars o Orgasm Addict, in attesa di lanciarsi nel pogo. I loro stile funziona benissimo ancora oggi perchè gli ingredienti, Beatles, Ramones, Rock'n'roll e Punk rock, sono quelli semplici ed efficaci di sempre. Belle canzoni, eleganti/ruffiane/cattive, ottimo tiro, chitarrone rock'n'roll, voci sempre intonatissime e cori da perfetti teppisti inglesi, sputi e smorfie buffe/simpatiche/strafottenti. Gli ingredienti per un ottimo concerto ci sono tutti. I Buzzcocks si concedono volentieri ai bis e si aggirano tranquillamente fra la gente, nel dopo-concerto, per raccogliere, con gentilezza e disponibilità,  complimenti e strette di mano. 
(Louis, 15/04/06)



ANTHONY
&
THE CROSSFIRE
demo

Cinque pezzi perfetti per presentare Anthony e i suoi Crossfire,  giovanissimi ma già molto apprezzati esponenti della scena rock blues friulana. I tre "ragazzini" danno lezioni di buon gusto (e ottima tecnica) affidandosi a due cover di sicuro effetto, estratte dai repertori di Steve Ray Vaughan (Texas Flood) e dei Creedence (Long As I Can See The Light), ma soprattutto sfoderando tre brani (Born To Ride; You Won't Be Alone; Hell Up From The Country), composti ed arrangiati da loro stessi, che hanno poco da invidiare ai modelli ai quali chiaramente si rifanno. Tutto il demo è caratterizato da suoni molto americani e atmosfere che richiamano alla mente i grandi nomi del chitarrismo d'oltre oceano. I Crossfire sono in qualche modo figli dei W.I.N.D., (i loro più illustri corregionali),  e sognano di seguirne il percorso di successi ed esperienze. La dimensione più adatta per apprezzare le doti musicali della giovane band resta ovviamente l'esibizione live perchè e lì che Anthony e compagni possono dimostrare la sincerità e la passione con cui affrontano un genere musicale che appare così lontano dalla generazione a cui appartengono.                              
(Louis, 02/04/06)



QUINTORIGO
live 17/03/06
Deposito Giordani - PORDENONE

www.quintorigo.it

Il concerto dei Quintorigo al Deposito Giordani di Pordenone non ha risentito dell'influsso negativo che scaramantici e superstiziosi avrebbero assegnato alla data poco propizia (venerdì 17). I Quintorigo non si smentiscono. Convince la formazione, rinnovata dall'ingresso alla voce di Luisa Cottifogli, cantante formatasi in ambito accademico, che si dedica al contempo a variegati generi, dal jazz all'etnico. Luisa non fa rimpiangere il comunque sempre apprezzato John De Leo. Anzi, la cantante, molto applaudita dal pubblico, mostra duttilità e originalità, spaziando sulle più diverse timbriche e inserendosi così perfettamente nello stile della band. Da anni infatti il gruppo porta avanti un progetto originale di rilettura in chiave rock-funk-blues-reggae di strumenti relegati dall'immaginario collettivo ad ambienti più circoscritti, serrati e accademici, affidando così agli strumenti acustici il compito di "suonare elettrico". I musicisti artefici di questa trasposizione sono Andrea Costa (violino), Gionata Costa (violoncello), Stefano Ricci (contrabbasso) e Valentino Bianchi (sax). Sin dal primo album ("Rospo" 1999) si scorge l'attitudine autentica e ingegnosa del gruppo, confermata dai successivi cd, fino all'ultimo "Il cannone", uscito lo scorso 13 febbraio. Anche in questo caso i Quintorigo si dimostrano all'altezza delle aspettative. La dimensione live è comunque quella che rende loro più giustizia. E così il concerto di venerdì vede l'esecuzione di "Zapping", "Nero vivo", "Kristo sì!" e "Rospo" dal primo album, per passare a "Grigio", che dà il nome al secondo album di cui il gruppo suona anche "La nonna di Frederick lo portava al mare", continuando con "Neon-sun" dal terzo cd "In cattività"; "Frankenstein", "L'attesa", "440 Hz", "Il cannone", "Nel clone del padre" e "Alligator man" appartengono invece all'ultimo album. I musicisti si concedono inoltre personali rivisitazioni di classici come "Invisible-sun" (Sting), "Redemption song" (Marley), "Goodbye pork pie hat" (Mingus) e "Luglio agosto settembre (nero)" (Area). Il prossimo appuntamento live in regione è fissato per il 7 aprile al Teatro Miela di Trieste. Da non perdere!                                                        
(Angelica Lubian, 19/03/06)



TRA PALCO E REALTA'
tributo a Ligabue
live 11/02/06


http://www.trapalcolive.it/

Il concerto dei TRA PALCO E REALTA' è una autentica celebrazione di quello che è il loro idolo: Luciano Ligabue. Descritta così potrebbe sembrare la solita tribute band, una fra le tante che "infestano" la nostra regione con esibizioni più o meno prevedibili e talvolta imbarazzanti. Quello che li differenzia (ma ovviamente non sono l'unico caso) è il calore e la passione con cui mettono in scena il loro spettacolo. Mirko ha praticamente lo stesso timbro di voce del Liga e, i fans mi perdoneranno, è perfino più intonato dell'originale. I brani vengono proposti in versione più scarna, vista la strumentazione limitata a basso-chitarra-batteria, ma efficace, con un'impronta decisamente rock. Basso grintoso, batteria precisa (forse un po' "frenata" dal click in cuffia), chitarra efficace (ma una Les Paul sarebbe più indicata), voce e look fedele all'originale (però manca un po' la chitarra, se non altro come effetto scenico). Divertimento, molto sudore, autoironia, buona musica e "sogni di rock'n'roll" sono gli elementi dello spettacolo messo in piedi da questi quattro Liga-dipendenti, in perfetta complicità con un pubblico che ha bisogno di cantare in coro canzoni di cui conosce ogni parola. Centrano in pieno il loro obbiettivo .... direi che non è poco.
                                                       
(03/03/06)



JIMMY JOE BAND
Live At Oxis



www.jimmijoeband.com

Non ce la racconta giusta questo Jimmy Joe!!! E si perchè, che un triestino doc (ma udinese sarebbe stato lo stesso!) come Gianluigi Destradi, suoni la chitarra (e canti) in questo modo, senza poter contare su almeno un paio di cromosomi neri, non è assolutamente credibile...
Qualcuno forse ricorderà il promettente, timido ragazzino di qualche anno fa, che già faceva parlare di se per una tecnica chitarristica assolutamente superiore alla media, non tanto dei suoi coetanei, quanto dei bluesman nostrani in generale. Bene, quel ragazzino è cresciuto ed è ormai una certezza del blues italiano, un autentico eroe delle 6 corde. Il blues scorre nelle sue vene ed il suo cd "Live at Oxis" è un lungo viaggio a bordo di un pick-up virtuale sulle mitiche highway americane. Sostenuta dalla ritmica energica e raffinata di Giulio Roselli alla batteria e  Willy De Mattia al basso, la chitarra di Jimmy si esprime secondo una grammatica rock blues assolutamente ineccepibile, con sonorità praticamente perfette per il genere.
Ma il cd non è fatto solo di assoli, come ci si potrebbe ovviamente aspettare. Certo gli assoli sono spesso protagonisti, ma sempre ben inseriti in ottime canzoni. Cover famose come "The Trill is Gone" o "All Along the Watchtower" ma anche, (e forse soprattutto), brani originali che poco hanno da invidiare ai classici a cui si ispirano. Il Signor Destradi canta queste canzoni con voce volutamente sporca e sofferta, come vuole la tradizione blues, e raggiunge ottimi risultati, specialmente nelle sue composizioni, fra le quali spicca per intensità ed atmosfera la pregevole "Rainbow".
"Live at Oxis" è un'ottimo biglietto da visita per la Jimmy Joe Band, ma il consiglio è quello, piuttosto ovvio, di andare a vedere il trio in azione in una delle sue serate e poi portarsi a casa il disco come ricordo,  come un album di foto da sfogliare ogni tanto.
                                                       
(23 novembre 2005)



LIGNANO ROCK FESTIVAL
12-13 agosto 2005









Non si può certo dire che i festival rock siano una tradizione della nostra regione, per cui ha fatto subito notizia l'annuncio, da parte dell'agenzia Azalea Promotion (con Indipendente e New Age Club), di questo (inaspettato) Lignano Rock Festival. E' bastato scorrere velocemente i nomi del cast per rendersi conto immediatamente della dimensione dell'evento: Aterhours, Linea 77, Negramaro, Subsonica .....
La serata di venerdì si apre con i dirompenti One Dimensional Man, quando ancora la luce del sole illumina la splendida arena in cui si svolge il concerto, presenti un migliaio di persone decise a non perdere l'occasione di farsi una scorpacciata di musica. I Punkreas sono buoni per fare un salto a bere una birra ai chioschi ma i Posies di Ken Strinfellow (quarto uomo dei REM) riportano la serata sui binari giusti con uno show da veri delinquenti del rock'n'roll. Tocca naturalmente ai Negramaro raccogliere i frutti di quello che è il loro momento d'oro e godersi un bagno di folla in fondo piuttosto prevedibile. Il gruppo è all'altezza del proprio successo anche se con qualche riserva: tirano più del previsto, sono buoni musicisti forse più da ascoltare che da vedere (come si muove il cantante?! cosa fa e cosa c'entra il tipo col computer portatile al centro del palco?! ), volano alto quando eseguono le hit ma scendono in picchiata se guida Don Backy!!
Quando gli Afterhours salgono sul palco è ormai notte fonda e la temperatura si è pericolosamente abbassata. Non tutti si fermano ad ascoltarli e anch'io non resisto oltre il quinto pezzo. Comunque l'atmosfera è molto buona. Agnelli e soci scelgono, subito dopo una cover dirompente firmata Iggy Pop, un impatto molto teatrale e quasi intimista. In gran forma il leader della band in grado, oggi più di ieri, di accorciare le distanze fra la sua stralunata poetica e le esigenze del music business. Il set proposto, mi confermano i fans, attinge a piene mani dall'ultimo lavoro "Ballate per piccole iene" ma non dimentica i vecchi successi come "Male di miele" e "Veleno". Suonano davanti ad un pubblico attentissimo e osannante.
Voci ben informate mi riferiscono poi di un sabato affollatissimo minacciato e miracolosamente graziato dal maltempo che inperversa sul resto della regione. Linea 77 sparatissimi e Subsonica ormai di casa che non si risparmiano assolutamente, arrivando a proporre per intero la normale scaletta dei loro concerti. Pubblico in preda al pogo selvaggio e soddifazione generale.
Visto il successo dell'iniziativa, l'appuntamento non può che essere per il prossimo anno. Chissà: ..... magari potremo finalmente smettere di fare centinaia di chilometri per vedere qualche buon concerto rock!!!!!
                                                       
(24 agosto 2005)


RICHIAMO
PreSentimento









www.richiamo.it

Anche questa è una di quelle recensioni il cui senso è tutto da dimostrare! 
Il disco è stato registrato due anni fa, della band non si sente più parlare da almeno un anno, alcuni componenti se la sono svignata fondando i Newborn ......
Il punto è che i Richiamo sono stati una "promessa" del pop friulano ma, in qualche modo, hanno dovuto fare i conti con il fatto che non esistono molte prospettive per chi sceglie questa strada nella nostra regione. Fai punk? Suoni nei centri sociali. Fai ska? Suoni quasi ovunque. Fai metal? Firmi contratti con etichette islandesi e suoni nei festival e ai motoraduni. Fai folk? Pubblichi dischi senza spendere un'euro. Fai cover? Suoni sempre e in ogni dove........ Ma se vuoi fare pop, o musica leggera, ti restano solo quei quattro concorsi sfigati e qualche mesto pellegrinaggio a Milano o Bologna alla ricerca di un contratto che ti salvi la vita.
Non so se questo è quello che è successo ai Richiamo, certamente le aspettative non si sono realizzate, la frustrazione e la stanchezza avranno fatto il resto.
Il disco, PreSentimento, è comunque un bel lavoro, molto curato, che sarà certamente costato molti sacrifici, tempo e denaro, per la sua realizzazione.
Musicalmente orientato verso un pop molto sofisticato, con qualche virata verso la dance e l'elettronica, PreSentimento presenta una band matura e con le idee piuttosto chiare. A suo tempo il lavoro era stato giudicato un po' presuntuoso e la band si era tirata dietro qualche antipatia, ma forse si trattava più che altro di invidia.
Fra i tanti brani interessanti, a mio parere, spicca per originalità ed intensità "Preghiera", un pezzo d'atmosfera interpretato in maniera convincente dalla voce di Gloria Verilli.
Sul sito www.richiamo.it, tutt'ora funzionante, c'è una bacheca in cui è possibile comunicare con i sopravvissuti della band: magari li convincete a tornare!!!
                                                       
(6 giugno 2005)


ANDREA SAMBUCCO
La Stagione del Beltempo









www.andreasambucco.com

Con colpevole ritardo arriva la recensione del cd LA STAGIONE DEL BELTEMPO di Andrea Sambucco..... Che dire? Meglio tardi che mai! 
Il disco è uscito ormai un anno fa e Andrea, nel frattempo, ha realizzato video, fatto concerti, partecipato a quiz televisivi, suonato nei dischi delle sue amiche, cambiato casa, messo in piedi programmi radiofonici e, probabilmente, scritto un bel po' di nuove canzoni.
Questo secondo cd, dopo l'esordio "artigianale" di Semplice, porta dentro di se' tutti gli elementi che definiscono uno stile ed una personalità già maturi e pronti per una prova da professionista. I brani ci sono, i testi sono azzeccati, gli arrangiamenti ben calibrati, l'interpretazione personale. I momenti quasi nonsense si alternano elegantemente a slanci di tenera poesia, gli accenti cantautorali si mescolano a deliri elettronici, il pop anglofono si confonde con la musica leggera, con il rock. Chitarre cristalline, tastiere buffe, basso e batteria praticamente perfetti, coretti accattivanti e riff sempre efficaci rendono giustizia alle buone composizioni fatte di melodie facilmente memorizzabili e veri e propri tormentoni. Un bel lavoro quello messo in piedi in compagnia di musicisti e collaboratori illustri (Gaetani Dimita, Simone Sant, Francesca Luzzi, Fulvio Romanin ecc.....), anche nella versione "live", dove il Mago Bucco incanta il pubblico con le sue trovate surreali ed una irresistibile simpatia, dando prova però anche di una grande sensibilità musicale, una spanna sopra tante "menate" da intellettuali tristi ed "impegnati". 
Forse Aprile o Mi piace la primavera avrebbero meritato
qualche passaggio radiofonico e televisivo in più, forse l'ambiente musicale friulano è troppo distratto da noiose questioni cultural-linguistiche ... chissà................................................... forse sono uno sfigato!
                                                        (12aprile2005)